Abbazia Santa Maria Arabona
A coloro che percorrono la Tiburtina e rivolgono lo sguardo nei pressi di Manoppello, si presenta lo spettacolo dell’abbazia di Santa Maria Arabona, situata in una posizione dominante sulla val Pescara, al di fuori del centro abitato. Immersa nella quiete dei campi coltivati e degli uliveti circostanti, l’abbazia, fondata dai monaci cistercensi, si contraddistingue per un aspetto massiccio e severo. Costruita tra la fine del XII secolo e i primi anni del XIII secolo su un terreno donato dai conti di Palearia, signori di Manoppello in epoca normanna, la struttura segue il tipico schema delle abbazie cistercensi. Tuttavia è immediatamente evidente che la costruzione non è stata portata a termine, in quanto manca lo sviluppo della navata. Diverse concause hanno impedito il completamento dell’opera, tra cui il declino delle comunità monastiche, la fine del dominio dei Palearia su Manoppello, la crisi economica e sociale che colpì la regione nel XIV secolo, il terremoto avvenuto a metà del Trecento e, non da ultimo, la consuetudine di affidare i complessi monastici in difficoltà a un abate commendatario. Questi fattori hanno condotto, nel giro di pochi decenni, alla rovina del monastero. Alla fine del XVIII secolo, il complesso fu acquistato, insieme alle proprietà terriere, dalla famiglia Zambra di Chieti, che mantenne l’uso della chiesa modificando la parte conventuale per trasformarla in una residenza di campagna. Nel 1968, l’ultimo membro della famiglia Zambra cedette questi beni in eredità all’Ordine dei Salesiani, i quali successivamente li trasferirono alla Curia episcopale di Chieti. La chiesa si caratterizza per lo stile gotico borgognone, rappresentando il primo esempio di tale stile in Abruzzo. L’interno è caratterizzato da archi a sesto acuto sorretti da costoloni, con chiavi di volta decorate principalmente con motivi floreali. L’ingresso principale è situato accanto alla torre campanaria, mentre il portale sulla facciata viene utilizzato solo in occasioni particolari. La luce naturale è garantita dal grande rosone e dalle finestre sottostanti; tra queste ultime, le tre inferiori si alternano a tre affreschi, tra cui spicca quello raffigurante la Madonna con il Bambino, realizzato da Antonio di Atri. Particolarmente degni di nota sono il grande reliquiario in pietra, addossato a una parete del coro e finemente lavorato, e il cero pasquale, alto circa sei metri e anch’esso artisticamente scolpito. Oltre alla chiesa, si conserva l’edificio conventuale, con particolare attenzione alla sala capitolare, al cui centro si erge un robusto pilastro su cui poggiano i quattro archi che formano le volte.